Lo smartphone come anestetico, slot machine e strumento di fuga dalla realtà

08/01/2026

Il cellulare può fungere da anestetico? È possibile paragonare smartphone e slot machine? Quali potrebbero essere gli effetti del prolungato e aumentato uso dello smartphone per la società, nel futuro?

Lo smartphone come anestetico

Lo smartphone è un noto strumento di controllo, sorveglianza, manipolazione e potere, in quanto sorveglia e registra costantemente le nostre azioni, i nostri movimenti, i nostri acquisti e le nostre relazioni. Oltre ad essere tutto questo, lo smartphone può anche fungere per molti di noi da regolatore di emozioni, soprattutto emozioni "negative" come tristezza o noia. In questo senso, e forse inaspettatamente, la dipendenza da smartphone somiglierebbe a molte (se non a tutte) le altre dipendenze da comportamenti disfunzionali o da sostanze. Fino a che stiamo davanti al cellulare la vita è facile, non ci sono problemi, non c'è la resistenza della realtà reale. Il cellulare sembra quasi sedurre l'utente, vuole piacergli, si plasma sull'utente, è liscio – liscio come intende Byung Chul Han.

Ovvero liscio non solo in senso materiale, privo di spigoli, ma con un'interfaccia liscia che rende tutto immediato, fluido, eliminando la necessità di sforzo, pazienza, attesa ed impedendo l'esperienza dell'alterità della realtà. La cosa divertente è che questo ci piace, è ovvio che ci piaccia, lo smartphone è progettato per piacerci, sedurci. Ci siamo solo noi utenti con le nostre pulsioni, le quali vengono costantemente assecondate dallo smartphone (soprattutto in combinazione con i social media) in forma di notifiche, sovrastimolazione, gratificazione immediata ma anche intermittente.

Se fosse possibile osservare noi stessi dall'esterno, vedremmo con chiarezza che molto spesso appena percepiamo lieve frustrazione o sensazioni "sgradevoli" come noia o tristezza, ci rifugiamo subito nel cellulare che serve per regolare emozioni che abbiamo sempre più difficoltà a gestire. È una sorta di riflesso incondizionato, comportamento automatico di cui siamo a malapena consapevoli. La noia non è più tollerata, né tantomeno il riposo o una breve pausa dal flusso costante di informazioni e dalla sovrastimolazione sensoriale. Ci deve sempre essere qualcosa che ci intrattiene, ci distrae, ci colpisce, ci fa indignare, che asseconda le nostre pulsioni. Il problema è che più tempo passiamo sul cellulare più ci anestetizziamo, più fuggiamo dalla realtà e dai suoi problemi e meno siamo in grado di affrontare questi problemi. Il rischio è che poi però quando la realtà con i reali problemi emerge e bussa alla nostra porta, non siamo più in grado di far fronte a queste difficoltà. Ma non possiamo fuggire per sempre (o forse sì?) e soprattutto non tutto è risolvibile con un click, uno swap, un delivery.

Dipendenza e gratificazione intermittente

L'incertezza della vincita che si prova giocando alla slot machine (o ad altri simili giochi d'azzardo nei casinò) somiglia pericolosamente all'incertezza di quando controlliamo il cellulare, per esempio i feed dei social media. Il non sapere di aver vinto o no somiglia al non sapere di aver ricevuto una notifica eccitante (o un feed interessante) oppure no. Questo meccanismo di gratificazione intermittente può rinforzare la dipendenza dal comportamento e dunque anche la tendenza ad evadere la realtà e ad evitare i problemi. Almeno la slot machine, tranne ovviamente nei rari e gravi casi di dipendenza da gioco d'azzardo, ha un limite perché si finiscono i soldi mentre il cellulare non ha alcun limite perché è portatile e di fatto lo si ha sempre a portata di mano.

Di solito non ci rendiamo conto che la dipendenza da smartphone può essere molto simile ad altre classiche dipendenze da comportamenti o sostanze: in altre dipendenze come in quelle da gioco o da droghe siamo probabilmente più consapevoli e gli effetti tossici della dipendenza sono di solito più diretti e visibili, come la considerevole perdita di denaro o problemi di salute e relazionali. Invece gli effetti di anestetizzazione e fuga dalla realtà, indotti dall'uso continuativo e compulsivo dello smartphone, sono in qualche modo indiretti e meno visibili, più a lungo termine e quindi più difficili da scoprire.

Un possibile futuro in perenne fuga

Questa tendenza a fuggire dalla realtà potrebbe non fermarsi qui. Immaginiamo un possibile futuro distopico, diciamo tra circa 20-30 anni. In questo futuro potrebbero non esserci più problemi, potremmo essere perennemente in fuga dalla realtà e questa sarà la norma, sarà anzi l'unica possibilità di sopravvivere e di non scomparire nell'anonimato. Lo smartphone è l'inizio, è l'abitudine alla fuga, ma potrebbe diventare presto obsoleto. Perché usare un dispositivo per fuggire dalla noiosa realtà routinaria, quando potremmo immergerci completamente in un mondo online ideale? Sviluppi tecnologici come la realtà virtuale (Virtual Reality) e la realtà aumentata (Augmented Reality) ci potrebbero permettere di costruire società in cui passeremo grandissima parte del tempo in mondi virtuali, metaversi, mondi senza resistenza/attrito della realtà reale perché semplicemente creeremo noi stessi la nostra realtà personale individuale. Mondi virtuali iperlisci, dove non ci sono problemi da risolvere né attriti con la realtà. Nel nostro mondo virtuale potremo continuamente assecondare tutti gli stimoli di piacere e i desideri in un'anestesia perenne e totale.

Forse non ci interrogheremo più nemmeno sulla felicità; la costante ricerca del piacere, e quindi la dipendenza da questa ricerca, ci renderà zombi e ci distrarrà dalla ricerca di felicità e senso. Si uscirà dai mondi virtuali presumibilmente solo per espletare funzioni fondamentali (un interessante film a riguardo è Ready Player One, dove i protagonisti vivono in un mondo distopico e passano gran parte del tempo in un universo virtuale). Questi mondi virtuali saranno il nostro videogioco personale permanente e funzioneranno meglio della droga soma de Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Nel romanzo distopico di Huxley il governo mantiene il controllo sociale e l'ordine sulla popolazione distribuendo gratis il soma, ovvero la droga perfetta che rende tutti i cittadini felici e docili. I cittadini sono in costante fuga dalla realtà, anestetizzati, apatici ed euforici al tempo stesso e prendono la droga per evitare qualunque minima frustrazione o disagio emotivo (come si diceva sopra per gli smartphone).

Ed ecco che allora l'anestetizzazione dell'Homo sapiens potrebbe essere completa, con una minoranza di super uomini e super macchine che avrà il controllo completo; una rivoluzione non sarà più possibile (come sostiene Byung Chul Han nel libro Perché oggi non è possibile una rivoluzione). Guarderemo cose vecchie come Matrix o Black Mirror e rideremo dell'infantilità di quelle opere.

Le cose non devono andare per forza così; la distopia è solo una delle innumerevoli possibilità aperte davanti a noi. Qui cerchiamo solo di riflettere sull'interconnessione tra tecnologia-dipendenze-natura umana e su possibili implicazioni a lungo termine che sono sempre difficili da prevedere. Sta a noi decidere e indirizzare il progresso verso futuri focalizzati sul costruire un senso, su relazioni di valore e sul contributo alla comunità piuttosto che sulla costante ricerca del piacere individuale.


Fonti e ispirazioni

Libri

Aldous Huxley (2020). Il mondo nuovo. Mondadori.

Anna Lembke (2022). L'era della dopamina. ROI edizioni.

Byung-Chul Han (2022). Perché oggi non è possibile una rivoluzione. Nottetempo.

Byung-Chul Han (2017). L'espulsione dell'altro. Nottetempo.

Yuval Noah Harari (2018). Homo deus. Breve storia del futuro. Bompiani.


Film

Matrix (The Matrix, 1999). Regia di Lana e Lilly Wachowski.

Ready Player one (2018). Regia di Steven Spielberg.


Serie TV

Black Mirror (2011–). Creata da Charlie Brooker.